Perché prendere l'allenamento funzionale come riferimento negli sport da combattimento?

In alcuni paesi, come gli Stati Uniti e gli ex paesi sovietici, la preparazione fisica è sempre stata il cardine su cui costruire poi le varie discipline specifiche,le qualità fisiche, prima che specifiche sono generali e proprio per questo è importante il loro sviluppo.La preparazione fisica tradizionale dice che dapprima bisogna creare una base di forza e di resistenza generale, per poi arrivare alla specializzazione su velocità e potenza, per cui partire dal classico lavoro coi bilancieri per la forza e della corsa per la resistenza, per poi concentrarsi a ridosso della gara, su un lavoro più improntato sulla tecnica, per avere una resistenza alla velocità e alla potenza specifiche. Una cosa che però molto spesso non è messa in evidenza è che la prima cosa da rimarcare è che il movimento non si sviluppa a compartimenti stagni (ad esempio, il ruolo dei muscoli inteso come capacità di ottimizzare la contrazione muscolare),i muscoli devono essere perfettamente sincronizzati tra loro e sapientemente condotti.

 Questi strumenti sono i sistemi di cui il corpo umano si compone e quelli fondamentali deputati al movimento sono:

  •  Sistema neuro-muscolare (connessione della rete nervosa con la componente muscolare);
  •   Sistema muscolo-scheletrico (connessione tra lo scheletro e i muscoli, tramite i tendini e le strutture di connessione e di stabilizzazione delle articolazioni, legamenti, capsule articolari ecc);
  •   Sistema mio-fasciale (connessione tra i vari muscoli disposti sulle stesse linee, che costituiscono le catene cinematiche);
  •  Sistema cardio-circolatorio-respiratorio (alimenta il movimento tramite la corretta gestione dell’ossigeno e dell’utilizzo dei substrati energetici).

Arriviamo ora alla biomeccanica del movimento. Innanzitutto questa deve essere considerata con l’individuo in piedi, per due motivi semplici ma sostanziali:

  •  L’evoluzione ci ha portati a sviluppare le azioni fondamentali quali camminare, correre, saltare, cambiare direzione, lanciare e colpire in stazione eretta, non seduti;
  •  Ogni movimento va rapportato alla superficie di appoggio dei piedi, che è la prima cosa a contatto fisico con l’esterno e che ci da la posizione del nostro corpo nello spazio.

 Partendo dal concetto della stazione eretta, il movimento si sviluppa su due cerniere fondamentali che si rapportano alla superficie di appoggio dei piedi e che sono parallele a questa: la linea delle anche (articolazione coxo- femorale) e quella delle spalle (cingolo scapolo- omerale). Poi bisogna essere in grado di gestire la connessione tra queste due linee orizzontali, con una linea di collegamento verticale, quella della colonna vertebrale, che osservata di fronte deve essere perfettamente dritta (e perpendicolare rispetto alla superficie di appoggio dei piedi) e osservata lateralmente deve avere conservate le tre curve fisiologiche (lordosi lombare, cifosi dorsale e lordosi cervicale), per distribuire il carico e trasferire la forza. La connessione tra le linee di anca e spalla deve essere consolidata con la percezione, l’attivazione e la gestione sia in statica che in dinamica del tronco, di quell’area che gli americani chiamano “core” (nucleo), costituita dai fissatori dell’anca, dalla regione addominale (obliquo interno, trasverso, obliquo esterno e retto dell’addome), dai paravertebrali, dal gran dorsale e dal quadricipite. Le altre articolazioni, quelle degli arti inferiori e superiori, dipendono dalle due fondamentali: caviglia e ginocchio dipendono dall’anca; polso e gomito dalla spalla. Detto questo, non deve essere dimenticato che il corpo umano ha potenzialità di movimento nella multiplanarità (piani frontale, sagittale e trasversale) e come tale va allenato, senza privilegiare dei piani a scapito di altri creando degli scompensi sia posturali che di gestione e trasmissione della forza. A questo punto, osservando quelli che sono i movimenti di qualsiasi atleta di Arti Marziali o Combat Sport, risulta ben chiaro che ogni gesto parte dal centro per terminare poi con i colpi portati con le gambe (anca) o con le braccia (spalla). Per risultare efficace deve svilupparsi nella multiplanarità (le due linee anca e spalla sono ruotate tra loro) seguendo le linee delle catene cinematiche, dove risulta determinante non disperdere tensione (e quindi forza ed efficacia) dall’inizio alla fine dell’azione e nella somma delle azioni, dall’inizio alla fine del match, ottimizzando le risorse a disposizione. Proviamo ora a vedere cosa succede con l’allenamento tradizionale. L’errore più grave per un atleta di Combat Sport sarebbe quello di ispirarsi all’allenamento classico del body builder, dove la maggior parte degli esercizi sono svolti da seduti ed in modalità di isolamento muscolare. Ciò porta a perdere l’attivazione del core e la priorità dell’anca e della spalla nella gestione degli schemi motori, nonché alla  creazione di ipertrofia e quindi peso che non si è in grado di utilizzare in maniera coordinata,cosa che diventa un limite non indifferente nelle discipline con categorie di peso come sono quelle degli Sport da Combattimento dove bisogna costruire massa funzionale, che si è in grado di utilizzare al 100%.Quando invece si sviluppano allenamenti coi bilancieri da in piedi, il limite può essere il completo controllo delle tre fasi della contrazione muscolare dove viene spesso privilegiata la fase concentrica e l’esclusione dei movimenti sul piano trasversale (quello in cui si sviluppano tutte le azioni degli Sport da combattimento. Le capacità condizionali e non, che dobbiamo sviluppare, sono la forza, resistenza, reattività, coordinazione, velocità, potenza, mobilità articolare, stabilità, reattività, propriocettività, concentrazione,cioè praticamente tutto. In effetti, l’atleta ha bisogno di un perfetto mix di tutte queste qualità, sia per prevenire i traumi sia per massimizzare la sua prestazione tecnica specifica, in allenamento e in gara. Cerchiamo però di far chiarezza su queste qualità richieste. Partiamo dalla base, la Forza. Questa dipende da tre componenti: una muscolare (ipertrofia delle fibre) e due neuro-muscolari (coordinazione intramuscolare e coordinazione intermuscolare). La sua formula F= m x a  ci fa comprendere come, per il suo sviluppo, non sia sufficiente solo spostare un grosso carico in quanto si ha bisogno anche di una grande accelerazione. Per cui non basta lavorare coi bilancieri, se poi trascuriamo la velocità esecutiva (cosa che invece possiamo fare coi movimenti pliometrici e balistici a corpo libero e con attrezzi del Functional Training).  La forza richiede coordinazione e di conseguenza propriocezione, equilibrio e stabilità, qualità che chiamano in causa la mobilità articolare. Questa infatti è riferita alle articolazioni ed alle tre caratteristiche che devono avere per essere in efficienza e in salute: mobili nei loro range fisiologici,stabili nella loro sede,coordinate con le altre articolazioni coinvolte in quel dato movimento. Dalla forza poi nascono le tre derivanti: la resistenza (forza resistente), la velocità (forza veloce) e la potenza (forza esplosiva). Questo ci fa capire quanto sia importante non trascurare il lavoro sulla forza, per un qualsiasi atleta di qualsiasi livello e disciplina. La motivazione risiede nelle capacità coordinative che sono alla base dei movimenti veloci (combinazione della forza con la reattività), potenti (combinazione della forza con la velocità) e resistenti (capacità di protrarre degli sforzi utili ciclici nel tempo e di massimizzare l’utilizzo delle energie sotto stress, concetti che richiamano in causa lo sviluppo della forza per l’esigenza di coordinazione e di intensità). Anche la reattività (fondamentale nello sviluppo della velocità e quindi di conseguenza anche della potenza), ha bisogno di componenti coordinative e propriocettive in completi range di mobilità e stabilità fisiologici. Non a caso, gli schemi motori degli atleti di Sport da Combattimento sono contraddistinti da rapidi accelerazioni, decelerazioni e cambi di direzione, sia negli spostamenti sia nelle combinazioni dei colpi, tutte richieste protratte nel tempo della durata del round per un totale di round dati dalla disciplina praticata e dalla gara o dalla somma delle gare nella stessa giornata.

tratto dalla tesi del Dott. Matteo Bozza